Globetrotter

Festival Mappamondo Torino 2013

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Torino. Il parco del Valentino. Un borgo medievale da lasciare senza fiato. Questa la location dell’edizione 2013 di Mappamondo, il festival dedicato al viaggio svoltosi dal 28 al 30 giugno e organizzato da Chef Kumalè, il giornalista piemontese che ha fatto del gastronomadismo il suo modo di vivere.

Domenica il sole scottava parecchio, ma un’arietta fresca allietava i cuori. Così come allietava i cuori la vista del borgo medievale: un ingresso degno di un romanzo di Ken Follett, affreschi ancora intatti e torrette in pietra, un cielo limpido che sembrava appositamente studiato per poggiare sopra il villaggio e i suoi verdissimo alberi. Insomma, una vista molto invitante!

La prima cosa che ho pensato entrandovi è stata “Qui dentro il tempo si è fermato” ed è la sensazione che ho continuato ad avere per tutto il resto della giornata.

Le bancarelle di accessori etnici già visti in ogni salsa e posizionate appena all’ingresso mi hanno fatto storcere il naso inizialmente, ma quelle posizionate subito dopo mi hanno fatto ricredere: the e infusi il cui invitante profumo si poteva percepire anche a metri di distanza, una dolcezza senza fine; formaggi francesi di Bordeaux che non riescono ancora oggi a darmi pace: gli odori del latte di capra, la visione delle croste annerite e stagionate, i sapori sfacciati, ma intriganti; appena più avanti, il banco delle spezie del Madagascar che mi ha fatta volare lontano, con seducenti e inebrianti aromi esotici: il pizzicore non troppo irriverente del curry, la delicatezza della vaniglia, la gentilezza penetrante della noce moscata, l’aroma sferzante della paprika. Ricorderò tutto ciò a lungo.

Spostandosi poco più avanti iniziava invece la rassegna dei banchetti multietnici che offrivano pranzi invitanti dietro a culture tra loro molto differenti: io ho optato per la Russia, regalandomi un piattino di pesci del Nord a 5 euro. Salmone e pesce burro, poggiati su pane nero di segale: in pochi secondi, senza nemmeno dover usare i denti per mordere, tutto si era sciolto sotto il mio palato, donandomi la sensazione di “burrosità” e fusione in una bocca ricca di sapori energici e risoluti.

La fila per il ristorante indiano era prevedibilmente lunga, così come quella per il giapponese. Ma la vera rivelazione è stato il ristorante messicano: un facile burrito mi ha davvero sorpresa, per la gustosità e la squisitezza dei suoi sapori ben miscelati.

Mentre mangiavo con inevitabile ingordigia nel Cortile dei Sapori del Mondo (avevo fatto una colazione piuttosto misera e sognavo del cibo dalle 9 del mattino), sentivo suoni e musiche provenire dall’alto: al piano superiore del borgo si svolgeva un corso gratuito di capoeira, subito prima e subito dopo corsi di strumenti africani e brasiliani, di pittura aborigena e danze classiche indiane. Protagonista al piano terra il Giappone, con laboratori di origami e una conferenza breve sullo sciamanesimo.

Spostandosi poco più avanti, la sezione Benessere, dedicata alla cura del corpo, con la possibilità di provare veri e propri trattamenti.

Infine, vari showcooking con Chef Kumalè: io ho partecipato a quello sulla gastronomia siciliana con la chef Loredana Carere, che ci ha offerto la possibilità di conoscere ricette e profumi che spesso diamo per scontati, ma che in realtà regalano sempre sensazioni ed emozioni tipiche della nostra bellissima isola affacciata sull’Africa.

Il mio voto al festival? Un 8 deciso. Sicuramente la bella giornata ha contribuito alla buona riuscita dell’evento, ma l’ottima organizzazione, le belle persone, le diverse etnie e la buona selezione degli stand hanno fatto sì che l’esperienza risultasse unica, originale, nuova.

A chi è passato di lì dico “Sicuramente capirete ciò che intendo”, mentre a chi se lo fosse sfortunatamente perso dico “Se l’anno prossimo doveste averne l’occasione, non dimenticatevi di farci un salto!”

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